Recensione: “Per la vita e la libertà” di Jurij Cozianin

FUORI ORA

di Enrico Petris

Jurij Cozianin, Per la vita e la libertà. Crocerossine, infermieri, medici e farmacisti con la “Osoppo-Friuli”, Associazione partigiani Osoppo, Udine 2026,

Il nuovo libro di Jurij Cozianin sul personale medico e infermieristico della “Osoppo-Friuli” durante i mesi della resistenza viene a completare un trittico che lo ha portato negli ultimi anni prima ad esplorare i partigiani stranieri che hanno operato nella Osoppo (La libertà in un fazzoletto verde, 2024), e poi le azioni segrete della resistenza in Friuli (La Osoppo Friuli e le missioni segrete italiane e alleate, 2025). Tutti studi su argomenti poco frequentati e pertanto estremamente significativi perché in grado di aprire orizzonti di conoscenze che permettono di avere una visione più ricca, articolata e complessa della resistenza. Il volume, sobrio nello stile, rigoroso nella raccolta dei dati, meticoloso nella esplorazione dei diversi archivi pubblici e privati e della vasta bibliografia, presenta i profili biografici di medici, infermieri, crocerossine e farmacisti che operarono a favore dei partigiani feriti in combattimento o ammalati in strutture da campo, spesso improvvisate e sempre a corto di medicinali, e pertanto bisognose degli aviolanci degli inglesi. Strutture che avevano però piccole sale operatorie dove i medici di diversi ospedali si recavano clandestinamente a curare gli ammalati e ad operarli. Uno dei motivi di pregio del volume è data dalla suddivisione geografica dei paragrafi e dei capitoli. Jurij Cozianin ci porta in giro per i centri più attivi e vitali della resistenza osovana e mentre traccia le biografie dei protagonisti, ricostruisce eventi noti e meno noti della vita dei partigiani. Si va dall’ospedale civile di Udine con il ruolo del professor Gino Pieri “Quidam”, alla vicina rete di resistenza del Tempio Ossario, all’ospedaletto di Forame, alle valli pordenonesi, a san Daniele, col dottor Penasa, al gemonese, al tarcentino, al cividalese. L’attività di cura vide protagonisti uomini e donne di tutte le classi sociali, dalla nobiltà alla borghesia alle classi lavoratrici. Nel volume si incontrano nomi celebri di uomini e di donne. Molte furono le donne, di rilievo l’ampio primo capitolo sulle crocerossine: da Cecilia Deganutti, a Lucia Gori Tessitori, a Eleonora d’Attimis. Importanti naturalmente anche i medici, spesso non ancora laureati, di cui forse il più noto, per la tragica fine, fu Franco Celledoni “Atteone”. Quelli che si erano laureati avevano studiato tutti all’università di Padova, a Trieste medicina arrivò solo nel 1965. Episodio che diede il via alla contestazione friulanista presessantottesca. Uno dei pregi del libro è quello di permettere continui rimandi alla storia successiva, come nel precedente caso, o anche all’attualità, quando l’autore per esempio ricorda la recente posa delle pietre d’inciampo per molti di quelli di cui si parla nel libro. Il volume è corredato di un ampio apparato di foto dei protagonisti di quello che è un aspetto solo apparentemente secondario della resistenza: ovvero l’opera di cura, rifugio e protezione del personale ferito, che non poteva ricorrere alle cure ufficiali e spesso rischiava di essere inviato alla deportazione o rinchiuso nelle carceri fasciste.

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