Enzo d’Orlandi, martire di Porzûs, note dall’Archivio dell’Università degli studi di Padova

3 La Malga di Porzûs con le lapidi in ricordo dell'eccidio. Foto di Livio Zucca - Copia

di Elio Varutti

Nacque il 3 febbraio 1923 a Cividale del Friuli, in provincia di Udine, Enzo D’Orlandi da Geminiano e Assunta Lesa. Col nome di battaglia di “Roberto”, fu un partigiano delle Brigate Osoppo, per la precisione: comandante della 1^ Brigata. È ricordato tra i 17 martiri dell’eccidio di Porzûs, in Comune di Attimis (UD). Quello fu un tragico e dibattuto evento perpetrato, dal 7 al 17 febbraio 1945 circa, da varie decine di partigiani, soprattutto gappisti del PCI, comandati da Mario Toffanin “Giacca”, per l’espansionismo delle formazioni comuniste jugoslave del IX Corpo sloveno, in accordo con l’Unione Sovietica. Tutto ciò stando alle Appendici documentarie provenienti dall’Archivio della Repubblica di Slovenia pubblicate da Tommaso Piffer, incluso il Rapporto dell’OZNA, il servizio segreto di Tito, del 6 dicembre 1944 ([1]).

Enzo D’Orlandi “Roberto”, BSAU, AORF, cartella Z2, foto 177. Autorizzazione alla pubblicazione del 19.3.2026

Oltre alla facile presa di Zara e di Fiume, lo spirito annessionista dei partigiani comunisti di Tito, sotto la veste di Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, si spinse fino a Trieste e Gorizia, occupate il 1° maggio 1945, con retate di pulizia etnica contro centinaia di militari e civili italiani disarmati, persino di esponenti del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), fatti sparire, deportati nei gulag titini o uccisi nelle foibe ([2]).

Col termine di “gappisti” si intendono i Gruppi di Azione Patriottica (GAP) che agivano di solito nelle città durante la resistenza al nazifascismo. Erano composti da volontari armati, orientati ai colpi di mano, sabotaggi, terrorismo e azioni varie per reperire armi, munizioni e viveri.

Le Brigate Osoppo Friuli, di orientamento cattolico e laico-socialista, furono dei gruppi partigiani indipendenti costituiti inizialmente presso la sede del Seminario Arcivescovile di Udine il 24 dicembre 1943. Il nome di Osoppo fu assegnato loro in memoria di un fatto d’arme del Risorgimento in Friuli quando, nel 1848, i patrioti italiani resistettero per vari mesi nella fortezza di Osoppo contro l’assedio degli Austro-Croati, come ricordò don Aldo Moretti, dell’Esecutivo militare del CLN.

Diplomatosi al liceo classico di Cividale nel 1941, Enzo D’Orlandi fu assunto in qualità di impiegato statale nel locale Ufficio del Registro e studiò giurisprudenza all’Università di Padova, dopo il primo anno di studi all’Università di Trieste. In base ai documenti dell’Archivio “Osoppo” della Resistenza nel Friuli (AORF), citati da Tommaso Piffer e custoditi presso la Biblioteca “P. Bertolla” del Seminario Arcivescovile di Udine (BSAU), D’Orlandi nel mese di marzo 1944 era stato reclutato nel reggimento volontari friulani Tagliamento della RSI. Pochi mesi dopo disertò per aderire alle Brigate Osoppo. Dalla dichiarazione del Comitato Provinciale di Udine dell’ANPI, del 14 maggio 1947, egli risultò “partigiano combattente” dal 2 luglio 1944. Il suo reparto d’appartenenza era la “Divisione 3^ Osoppo Friuli, Brigata 1^ Osoppo, Battaglione Monte Croce”. Il suo corpo “avvolto nel tricolore”, come scrissero i familiari, fu tumulato a Cividale del Friuli, la cui amministrazione comunale gli intitolò una via nella sua città natale ([3]).

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