Combattere e pensare

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di Enrico Petris

Per capire l’importanza di Sergio Sarti e il valore dei suoi inediti, faccio una breve digressione che permetta di situarlo in un contesto culturale appropriato. L’inserto Piccola antologia friulana di “Avanti cul brun!…” del 1949, conteneva testi di Pier Paolo Pasolini, Topografia sentimentale del Friuli, in seguito ripubblicato in Un paese di temporali e di primule, Geda Jacolutti, Bambino sul greto,Sergio Maldini, Le donne del Friuli, Sergio Sarti, La battaglia di Nimis. Frammento di un racconto partigiano e le poesie di Dino Menichini, Tre immagini di paese: Laguna, Casarsa, San Leonardo, e di Novella Cantarutti, Rosa e Prin cjant.

Avanti cul Brun!… numero 16 del 1949

Cantarutti, Jacolutti, Maldini, Menichini, Pasolini, Sarti in uno stesso inserto antologico. Che cosa avevano in comune questi sei intellettuali non è facile da trovare. Nessuno di essi era famoso all’epoca. Certo Pasolini era noto, come Menichini, ma Cantarutti, Jacolutti, Maldini e Sarti (gli ultimi tre si erano conosciuti al liceo Stellini che frequentavano negli stessi anni) avevano da poco incominciato a scrivere e pubblicato pochissimo. Arturo Feruglio ci aveva visto giusto però raccogliendo testi di poeti e intellettuali che, se pressoché sconosciuti all’epoca, avranno notorietà successivamente. Tra i quattro meno noti, alcuni avevano già pubblicato qualcosa. Sergio Maldini nel maggio 1944 aveva pubblicato a Trieste per l’editore Cozzi la raccolta di tredici racconti Una donna ambiziosa, che riscosse l’apprezzamento di Silvio Gruber Benco su Il Piccolo, ma non quello di Pasolini che considerò il libro «un’ottima preparazione per un futuro romanzo» (Pasolini, Le lettere, Garzanti, Milano 2021, p. 501), benché con personaggi non riusciti e con influenze letterarie troppo evidenti.

Novella Cantarutti ebbe in Pasolini un sincero sostenitore, nel gennaio del 1949 le annunciava per lettera (ivi, p. 606) che aveva vinto ex-equo con Dino Virgili il premio per la lirica in metro aperto dell’Academiuta. Il premio era un’opera di Zigaina. «Stabilisci la parete dove appendere il quadro», le scrive. E negli anni successivi la inserì nelle antologie che curò.

Geda Jacolutti nel 1949 aveva al suo attivo una ventina di racconti pubblicati prevalentemente su Libertà e sul Messaggero Veneto, che le permisero di essere conosciuta da Dino Menichini: fu lui l’autore del Profilo di una scrittrice friulana, Geda Jacolutti, pubblicato sul Giornale di Trieste il 18 aprile 1948, che la fece rivelò ad un pubblico più ampio.

Sergio Sarti, che nel 1956 presenterà Geda Jacolutti ad una serata della Face, aveva da poco cominciato a collaborare con la rivista triestina Momento della cultura e dell’arte con articoli su letteratura, cinema e filosofia.

Qui si conclude la digressione di contesto. Concentro ora l’attenzione sul filosofo perché nel frattempo egli andava maturando la sua vocazione letteraria, aveva scritto poco meno di una decina di racconti partigiani e stava elaborando diversi romanzi, di cui l’unico finora pubblicato, nel 2023, è Fino all’alba, che narra la vicenda di Porzûs.

Ora anche i racconti partigiani vedono la luce. Con il titolo Il senso della vita, La Nuova Base pubblica i racconti di montagna del filosofo udinese partigiano della “Osoppo”. Fino al 2025 erano noti solo due racconti partigiani di Sarti: La bambola e Quel giorno, a Pratolungo, da poco le ricerche nelle carte d’archivio hanno restituito Il senso della vita, che nelle intenzioni di Sarti doveva essere il titolo complessivo di una raccolta di cinque racconti della montagna dedicati “ai caduti della brigata Osoppo”. Aveva abbozzato con quel titolo la copertina dei cinque racconti che avrebbero dovuto essere, oltre a quello che dà il titolo alla raccolta, Il comandante, La bambola, Pregavano e Il cimitero. In questa raccolta vengono inseriti oltre ai cinque citati dall’autore anche altri tre di argomento simile, ma scritti più tardi, e comunque non previsti originariamente fra i cinque. Si tratta del notevole Dove cominciano gli abeti, di Lotta fino all’alba, una sorta di compendio del romanzo Fino all’alba, e di Quel giorno, a Pratolungo. Del racconto Il senso della vita, Sarti redasse tre diverse versioni. Oltre a quella contenuta nella raccolta ora pubblicata, sul prossimo numero (229) de “La Panarie” i lettori potranno trovare una versione più antica, con nomi dei personaggi cambiati, ma con la stessa trama e con lo stesso finale. Mentre il frammento apparso su Avanti cul brun!… del 1949 entrerà a far parte della versione definitiva del racconto che dà il titolo alla raccolta.

Il senso della vita. Racconti partigiani in uscita a luglio 2026

Oltre ai racconti, il libro contiene altri testi, fra i quali il più notevole è una meditazione filosofica. Quando scrive queste note, Sarti giace convalescente per una ferita ad una gamba che lo ha costretto a rientrare dalla zona operativa di Attimis-Faedis riparando in casa di amici. Si trova pertanto in una situazione di inattività mal sopportata, solo e confinato in una stanza e forse senza capacità di movimento: «Per tre mesi non ho potuto far altro che osservare ciò che avveniva intorno a me». Da quella forzata sedentarietà, la scrittura sgorga come uno sfogo. Sarti era stato uomo d’azione, ora gli rimaneva solo la possibilità di meditare e di cercare il senso dell’umano. Che cos’è che ci fa essere autenticamente degli esseri umani? Che cos’è che ci fa umani? Sarti non ha dubbi: è il pensare. Pensare non costa nulla e si può fare in ogni momento. Perfino nell’imminenza di una battaglia. Combattere e pensare è l’endiadi sotto cui è sottesa la vita del filosofo.

(in foto L’incendio di Nimis)

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