di Flaviano Bosco (La Panarie n° 229)
Foto in copertina: Una delle tendopoli di Gemona. Archivio “La Vita Cattolica”
Era inevitabile che anche Angelo Floramo, vate della cultura friulana contemporanea, scrivesse un romanzo sulla catastrofe del terremoto del maggio ’76. L’editoria del nostro territorio non si è fatta mancare l’occasione di invadere le bancarelle delle librerie di decine di nuove pubblicazioni ad hoc.
Anche Floramo ha voluto cavalcare l’onda o meglio la scossa, scrivendo in fretta e furia il proprio istant book pubblicato dalla sempre attenta Bottega Errante. Ci ha messo esattamente cinquant’anni a confezionare uno dei romanzi più belli ed emozionanti che siano mai usciti dalla sua penna. Si perdonerà l’ironia un po’ greve delle righe precedenti, ma, come ci insegna il chierico vagante di Borc di Ragogna, non bisogna mai prendersi troppo sul serio.

Seguendo le meravigliose aspre parole di profezia di David Maria Turoldo, uno dei più grandi “disturbatori di coscienze” che la nostra terra abbia mai prodotto, Floramo ha voluto dare voce “direttamente” a coloro che fino ad ora non erano mai stati ascoltati. È nota la straordinaria attenzione che il servita di Coderno dedicò all’infanzia terremotata per scongiurare i traumi che i più piccoli avevano dovuto subire.
Cedendo a quelle suggestioni, Floramo, con una tecnica letteraria sopraffina, mette in scena se stesso o meglio il personaggio autobiografico che si è creato, mentre si accinge a scrivere un romanzo sulle proprie memorie di bambino del terremoto. Lo scrittore si mette in dialogo con se stesso bambino scoprendo in quegli antichi pavori un autentico percorso di crescita personale, di educazione sentimentale e perfino di iniziazione alla vita.
L’autore reimmagina se stesso poche settimane prima del Natale alle prese con la commissione di scrivere un romanzo sul sisma del ’76. Il tempo dell’Avvento tradizionalmente comprende anche “i giorni del magico” nei quali tutto può accadere, come dice l’antropologo Gian Paolo Gri.
L’antivigilia di Natale Floramo e il suo doppio letterario si aggirano inquieti, nottetempo, tra gli scaffali della propria libreria e tra quelli della dispensa in cerca di un odore, un ricordo, un oggetto che li possa far precipitare indietro a quei disastrosi eventi di tanti decenni prima.
L’illuminante epifania si compie attraverso un libro western che da bambino l’aveva visto sognare di pellerossa, praterie e piume tra i capelli. Attraverso l’immaginazione di uno scrittore maturo nel presente scopriamo il fanciullino che ancora lo abita e che aveva superato i giorni del sisma giocando agli indiani. Presente e passato si mescolano in un’inestricabile serie di rimandi che fanno vibrare e risuonare le due dimensioni. Il nonno diventa il vecchio saggio Nuvola Bianca, la tendopoli degli sfollati, un accampamento indiano, i terremotati una grande tribù che vive sull’orlo di un enorme cratere.

Edizioni Audace, 1948.
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