Küçük Menderes. Il fiume di Eraclito

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di Enrico Petris

Pare che a Eraclito, ma lo si dice anche di molti altri filosofi greci delle origini, in genere ricchi o nobili, non interessassero fama, potere o ricchezza; infatti, vi rinunciò in favore del fratello minore. Un po’ come farà poi Wittgenstein con i suoi parenti. Mi si perdonerà l’irriverenza della ricerca di geolocalizzazione empirica, ma capita di avere certe curiosità, si dirà morbose e perfino feticiste, del dettaglio spaziale. Allora, la curiosità non facilmente frenabile è questa: di fronte a quale fiume, sdraiato e nudo a prendere il sole come Diogene, stava Eraclito quando gli è venuto di pensare il panta rei, cioè che tutto scorre? Eraclito, nato e morto ad Efeso, deve essere stato un sedentario, non ci sono racconti di viaggi iniziatici in India o in Egitto per lui come per altri due della corporazione, come Democrito e Pitagora. Era ricco di famiglia, poteva non lavorare e dedicare tutto il suo tempo a pensare. Il fiume più vicino è il Küçük Menderes sulle cui rive sorgeva il porticello di Efeso. Eccolo qui nella foto.

Il fiume Küçük Menderes

Sembra più il Natisone che il Tagliamento. Intendo dire che le sue acque scorrono lente, trattenute da piccole dighe e cascatelle. Nei tempi di magra o di secca, l’acqua sarà quasi ferma, immobile, parmenidea. Uno non si immagina che l’irruenza della realtà in perpetua trasformazione, «non scenderai due volte nelle stesse acque», la realtà del fuoco vivente e del logos, sia stata intravista sotto le acque stagnanti del Küçük Menderes. È più facile pensare che lo scorrere del reale eracliteo sia qualcosa di vicino alla baldanza del Tagliamento in piena. Il Tagliamento scorre, spruzza, trascina, è fresco; il Natisone sonnecchia, vivacchia lento. E invece no. Eraclito aveva di fronte un fiume pacifico, ci ha visto il contrario e lo ha elevato a principio del reale. La realtà è come un fiume che scorre, il fiume è l’esempio del principio. La realtà è un fiume in piena che scorre e nelle cui acque non ci si può immergere due volte. Neanche una, lo spernacchiava Cratilo, che voleva superare il maestro a sinistra. Utilizzare il contrario come esempio, utilizzare un fiume placido per dire che la realtà è in perenne movimento, è l’esatto contrario di quello che pensiamo debba essere un esempio. Noi pensiamo comunemente e in genere che un esempio deve rappresentare una variazione riconoscibile del concetto originario da spiegare. Eraclito, per fare l’esempio che spiega il suo principio, utilizza come modello empirico, quello che ha davanti agli occhi: il lento Küçük, l’immagine opposta. Vede una cosa, il lento scorrere del fiume, e produce l’idea dell’incessante mutamento del reale. Anche quando le trasformazioni della realtà sono impercettibili alla sensibilità comune, la realtà non sta ferma, è in continuo movimento, non si dà pace. Per questo Eraclito poteva dire che la realtà è sempre in guerra, perché la guerra è trasformazione continua, continuo scorrere di eventi. La guerra è il fiume della storia.

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